Manager, PMI e strutture aziendali

Manageritalia è attiva da alcuni anni sul fronte del mercato del lavoro, mi pregio di essere un membro di questa associazione sindacale che cura l’aspetto della tutela delle competenze e delle professionalità dei dirigenti, dei quadri e dei professionisti dei servizi.

Da almeno 5 anni il focus è trovare soluzioni allo scempio che si sta perpetrando in questo paese da quando la crisi economica ha contratto i consumi e lo spazio di crescita delle imprese italiane.

Non mi dilungherò nel cercare l’ennesima analisi del perchè e del come questo scempio diventa ormai la quotidianeità di molti lavoratori di livelli di responsabilità. non voglio nemmeno dichiarare quanto questi manager hanno fatto per le aziende italiane.

Non è questo il luogo e la sede per l’ennesimo piagnisteo. Non parlerò neppure di quanta arretratezze ci sia nei gangli vitali del paese: istituzioni, imprese e naturalmente manager hanno responsabilità enormi nel essere stati in grado di interpretare il cambiamento molecolare che ha subito il mercato dell’impresa e del lavoro.

Inutile pensare a quello che è stato e a quello che sarebbe potuto essere, invece vorrei porre l’attenzione su un punto di vista che guarda al futuro.

Mi soffermerò da principio sulla classe manageriale, credo con buona cognizione di causa che sia ormai ben chiaro anche ai più reticenti, che il cambiamento dell’area del mondo in cui viviamo sia inevitabilmente ad uno stadio terminale di trasformazione e che pertanto le pseudo certezze che ci rendevano sicuri che la professionalità potesse rendere inattaccabile il manager, oggi non esistono più. I manager costosi sono i primi tagli delle aziende.

Ma questi individui, capaci e professionalmente qualificati devono concorrere con gli innumerevoli giovani che cercano un loro spazio di crescita professionale nelle aziende: la battaglia  si traduce in una lotta tra poveri. con le aziende che impoveriscono il loro bagaglio di professionalità e competenza e con i manager che vengono costretti a ripensare al modo di essere produttivi per la società.

Partiamo quindi da questo concetto e con uno spirito di orgoglio cominciamo a chiederci se i manger saranno in grado di modificare l’assetto imprenditoriale e sociale di questo paese. le associazioni professionali come #Manageritalia hanno pensato di far realizzare un percorso ai tantissimi estromessi, che necessitano di potersi riciclare in ambito lavorativo.

Mesi fa vi ho relazzionato in merito a quanto presentato per managerattivo di CMFT (potrete trovare il mio post nel blog). Percorsi che danno fiducia e indicazioni di come l’esperienza e la professioanlità dei manager può essere messa al servizio del mondo imprenditoriale.

Ma in questi giorni in #Manageritalia si discuteva delle difficoltà nel far comprendere il bisogno che le PMI hanno di manager con expertise rilevanti. Ma le PMI vedono questi percorso come una ennesima minaccia di quel rinnovamento che tutti proclamano e che nessuno ha il coraggio di realizzare, fatto salvo casi sporadici di realizzazioni virtuose e profittevoli.

Credo che si debba spostare, se non ribaltare il problema: le aziende non sentono il bisogno di questi manager? Chiediamo agli imprenditori e ai capi di impresa se non si sono accorti che la competizione di cui hanno la necessità risiede in un cambio della struttura aziendale, delle politiche e delle strategie e che questi aspetti possono essere guidati e pilotati dai manager e con i manager, grazie al loro ruolo, maggiormente libero dai vincoli delle istituzioni e dalle logiche del profitto, ma capaci (ovviamente non tutti) di fare percorsi di rinnovamento in prospettiva dei reali nuovi bisogni delle imprese.

Nuovi bisogni dettati dalle capacità di numerosi competitor esteri di innovare con lo sfruttamento delle nuove tecnologie, spinti dai cambiamenti antropologici e sociali che avvengono nelle nostre abitudini di acquisto e finanche di vita sociale.

La categoria è pronta, ora la palla entra nel campo dell’impresa che non deve solo aspettare che le istituzioni compiano il miracolo di ricreare quel terreno fertile per fare bene, ma che spinti dal cambiamento, ineluttabile, possa comprendere che nella organizzazione delle strutture societarie, nella creazione di nuove figure professionali, di nuovi ambiti di business e di engagement con il mercato, risiede la chiave di volta di un nuovo risveglio.

Niente sarà più come prima, nulla è come ieri; assumerne consapevolezza permette di rendere fruibile il servizio che i manager possono offrire e il profitto derivante può essere ricalcolato per mezzo di nuovi misuratori di performance aziendali