SIAMO IN EMERGENZA COVID-19

Da ormai quasi due settimane in Lombardia, prima, e in Italia, dopo, quasi tutto si è fermato.

Moltissimi per paura, incoscienza o scarsa consapevolezza del problema hanno faticato a rassegnarsi all’isolamento volontario.

In pochi giorni abbiamo imparato che esiste lo smart working, che esiste il distacco sociale, che in questo frenetico mondo fatto di produzione e economia, di fronte alla salute possiamo prendere ( in realtà qualcuno lo ha fatto per noi) la decisione di fermare tutto o quasi.

Le borse crollano in tutto il mondo, le attività si fermano ed anche i più reticenti ormai hanno dovuto assoggettarsi: La SALUTE umana viene prima anche del dio Soldo.

Ora stiamo scoprendo quanto riempiono le nostre vite tutte quelle attività che abbiamo odiato perché ci producevano stress.

In un periodo come questo si sono interrotte tutte le attività sportive che forse, insieme alla scuola, hanno pagato per prime l’acquisizione di stato di isolamento.

In molti, me compreso, abbiamo pensato a come affrontare questo periodo convinti di poter dare il nostro contributo per rasserenare le persone a cui vogliamo bene.

Ma ora è il tempo in cui dobbiamo pensare al dopo, perché nulla potrà essere più come prima, inevitabilmente dovremo tutti, anziani, giovani, uomini e donne, fare i conti con questa esperienza. L’errore più grande potrebbe essere tornare esattamente come prima: egocentrici, egoisti e convinti di essere invincibili e autosufficienti.

Quello che questa pandemia ci sta insegnando è che abbiamo bisogno gli uni degli altri, la solidarietà è indispensabile per la sopravvivenza che fanno stonare in modo insopportabile le affermazioni di chi sostiene che queste sono forme di “darwiniana” pressione e che chi non può farcela, è debole ed inadeguato a questo momento storico.

Abbiamo necessità di comprendere che le attività economiche di una paese e forse dell’intero mondo devono essere sostenibili e protette, che la concorrenza è una gara da giocare con regole deontologiche chiare e condivise.

Avremo la necessità di concepire modelli produttivi ed economici che siano inclusivi e che non possiamo permetterci di lasciare nessuno abbandonato a se stesso.

Una cosa mi ha colpito di questi giorni: nessuna news che ci racconta di chi non ha una casa dove poter restare in quarantena, di quelle persone che sono state costrette dai nostri modelli economici e sociali a perdere tutto e che da tempo vivono indifesi da qualsiasi virus.

Non possiamo non pensare che le nostre città hanno avuto un aria migliorata nonostante il virus, perché l’inquinamento è sceso ovunque.

Quando a breve ripartiremo cerchiamo tutti di essere più responsabili della nostra salute e di quella altrui, proviamo a utilizzare i molteplici oggetti che abbiamo nella nostra civiltà in modo più razionale, consumiamo, l’economia ce lo impone, ma facciamolo consapevoli tutti che la salute ed il tempo sono le due ricchezze alle quali non possiamo rinunciare.