L’educazione nella comunicazione

Ormai è consolidato, le nuove forme di comunicazione digitale hanno preso il sopravvento.

Si fanno meno telefonate e si comunica molto di più su WhatsApp o con i canali di messaggi social che non attraverso il telefono. Le mail stanno sempre più assumendo un valore di ufficialità nelle comunicazioni.

Tuttavia dobbiamo fare qualche considerazione, utile, sul come andrebbero utilizzati questi mezzi. Non possiamo usarli ne abusandone, ne tantomeno utilizzandoli come se fossero una sorta di arma impropria, utilizzata per ferire, per difendere, per minacciare.

Troppo spesso ci si imbatte in personaggi strani che fanno di questa possibilità comunicativa straordinaria un elemento di manifestazione della loro povertà intellettuale e della scarsissima educazione.

Non voglio fare il moralista, me ne guardo bene, ma pensare che nascosti da una tastiera o da uno schermo touch screen ci si possa permettere di non avere freni inibitori per mantenere il livello di dialogo su principi di rispetto e tolleranza verso gli altrui punti di vista, mi sembra un punto su cui dover spendere delle parole da condividere.

Da moltissimo tempo vedo l’escalation degli scambi di insulti strumentali che i politici lanciano verso gli avversari. Se prendiamo ad esempio le cose scritte da alcuni politici italiano nei confronti di istituzioni, o se analizziamo il livello di dialogo provocatorio della competizione presidenziale americana, forse comprendiamo cosa intendo.

Anche nel mondo dello spettacolo assistiamo impotenti a quanto appare sulle nostre bacheche con sproloqui di star e vip di vario gusto che ci fanno assistere ad ogni loro movimento (speriamo che a nessuno venga in mente di postarsi anche in intimità o al bagno).

Tutto è sempre troppo all’insegna dell’estremo, “se non urlo non mi sente nessuno!” Sembra il motivo prevalente di tutto questo.

Da qui il passo breve perché un terrorista possa sentirsi in dovere di pubblicarsi mentre prepara un orribile attentato o che un ignaro spettatore si senta in dovere di riprendere e pubblicare qualsiasi situazione senza preoccuparsi di cosa può pensare il ripreso; tutto questo diventa un motivo attraverso il quale alcuni individui si possono sentire autorizzati a Stalkerare in modo ossessivo anche chi non conoscono.

Io sono un baby boomer ( lo ricordo spesso) e sono venuto grande a scherzi telefonici, tuttavia anche se i nostri scherzi erano a volte oggettivamente pesanti e “boccacceschi”, non scendevamo mai ad un livello di ossessione tale da far sentire spaventato chi lo scherzo subiva.

Oggi invece accade che un maschietto veda una bella donna su un social e comprensibilmente possa desiderare di conoscerla, nulla di male ci mancherebbe, ma passare a forme maleducate, ossessive e stupide di pressione affinché ci possa essere il famoso contatto con il quale manifestare la propria bassezza emotiva ed intellettuale, diventa sinceramente non solo fastidioso ma anche punibile a termini di legge.

In questo purtroppo le istituzioni e tutto il mondo di chi può decidere le sorti sociali degli individui è assolutamente impreparato. Come potrebbe essere diversamente se il legiferatore è il primo che utilizza in modo improprio l’attività comunicativa per colpire il suo avversario?

Insomma siamo ad un punto dove forse fin dalle famiglie bisogna togliere la testa dalla sabbia, comprendere che esiste un mondo veloce e sempre in continuo movimento e che noi adulti abbiamo il dovere di dare esempi sani, infondere educazione sul modo di comportarsi. Come accadeva a mio padre che mi diceva sempre ” saluta la signora, sii educato” ” mi raccomando devi sempre rispettare le persone più grandi di te”, oggi dovremmo dire ” quando sei su un social mi raccomando non essere volgare e se vuoi conoscere qualcuno fallo nel rispetto e nell’educazione”.

Dovremmo tutti capire che possiamo tenere spento lo smartphone semplicemente perché vogliamo rilassarci senza interruzioni e che se lo spegniamo per qualche ora non accadrà mai l’inferno.

Dobbiamo capire che se qualcuno mette il suo mi piace ad un mio post non significa che voglia sempre avere una relazione intima con me.

Dobbiamo capire che solo attraverso qualcosa di intelligente da dire possiamo condividere e risultare interessanti, che è comprensibile volere promuovere le proprie idee e aspirazioni, ma che si deve comprendere anche che non a tutti possono realmente interessare e che se non ho niente da dire un sano silenzio vale molto più di cento parole.

Di seguito alcuni dati che si possono reperire on line attraverso i quali si può comprendere il potenziale dei nuovi mezzi comunicativi, ma proprio per questo anche quel codice comportamentale necessario da utilizzare per non essere emarginati e isolati come pericolosi e molesti.

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