Le Aziende e La Paura di Crescere: Il Male Italiano

Da alcuni giorni mi trovo a pensare e a confrontarmi con il male dettato dalla paura di crescere, che da quello che vedo è una peculiarità tutta italiana o comunque di lingua italiana (riscontro la stessa situazione anche nel canton Ticino).

Le aziende hanno paura di crescere, di non essere preparate adeguatamente a sostenere un carico di lavoro maggiore, un fatturato che cresce e che quindi ha necessità di risorse umane ed economico/finanziarie, in continua evoluzione.

Tuttavia credo che ogni azienda, ogni impreenditore, dovrebbe avere nel proprio DNA l’energia del conquistatore, un pò folle e sognatore. Credo altresì che sia assolutamente indispensabile che non sia così folle da gettarsi a capofitto in una impresa priva di senso.

Insomma ci vuole qualcuno capace di fare impresa!

Mi rendo conto che le difficoltà dell’ultimo decennio hanno prodotto uno stillicidio di probleamtiche sempre più assurde, imprevedibili  e molto complesse. Inutile elencarle nuovamente tutti coloro i quali vivono di lavoro le consocono molto bene.

I bisogni delle persone sono modificati sotto il peso psicologico dei mutamenti della nostra società: quello che contava per i nostri padri non conta più per noi. In realtà non è mai contato…

Quindi come gestire questo enorme problema, quando politici e opinion leader ci bombardano con parole come crescita e sviluppo? Come sconfiggere la paura e il male della crescita?

Un primo problema legato alla crescita aziendale e quello di trovare i giusti ingredienti per rimanere o diventare competitivi e, di conseguenza, gestire un’azienda con “profitto” non solo economico ma anche di professionalità e entusiasmo:

E’ necessario costruire un sistema impresa che sia in grado, nel tempo, di andare a reperire i nuovi bisogni del mercato a cui rivolgersi o se si è particolarmente fortunati e coraggiosi, trovare il modo di alimentare le idee della azienda con una vera e propria “fucina delle idee” . Chiedere quindi ai partner, ai collaboratori, alla intera filiera, compresa quella familiare di pensare e lanciare le pulsioni emozionali verso ipotesi di progetti, di prodotti e di servizi che permettano:

  1. di anticipare i cambiamenti che intervengono nell’ambiente in cui l’azienda opera e di progettare costantemente piani B atti a gestire questi cambiamenti in modo rapido e senza rivoluzioni, ma con evoluzioni;
  2. di essere veloci nel dare risposte e proposte alle richieste del cliente;
  3. di essere in grado di costruire un adeguato network (prima fisico e poi informatico): fornitori, collaboratori, partner devono sposare la filosofia comune e lavorare come un grande team che vuole raggiungere obiettivi ambiziosi;
  4. di avere la capacità di una lettura attenta del mercato, delle potenzialità e delle richieste di innovazione; molto spesso sono i clienti che danno le migliori idee di prodotto;
  5. di essere pronti a sbagliare, solo chi sbaglia migliora e vince; la sconfitta di una partita non compromette la vittoria del campionato, pertanto dare da subito valore alle sconfitte e non demonizzare gli errori: solo chi sta fermo non sbaglia molto;
  6. di avere la consapevolezza che il limite esiste che la perfezione non è di questo mondo, ma che la capacità della mente umana è infinita; la formazione è una necessità, come il continuo studio.

Con questi ingredienti è possibile governare meglio la crescita aziendale.

D’altronde solo chi ha questi requisiti dovrebbe sopravvivere nel mondo impresa, è inutile che la azienda italiana agonizzi dietro ai problemi con atteggiamenti talvolta rassegnati, talvolta di autocommiserazione contro le solite avversità: la pressione fiscale, la difficoltà di accesso al credito e tutto quello che giustamente lamenta l’impresa.

Aggiungo che non mancano nemmeno le idee, se solo si volesse andarle a cercare nella enorme “fucina” che è l’Italia.

Serve la voglia di crescere, di credere che questo è un paese meraviglioso e che ha il dovere di essere tra i primi nel mondo, non per un gioco a perdere ma per vincere esattamente in tutti gli ambiti che fanno di noi una eccellenza vera.

Lasciatemi per favore una piccolissima nota polemica: se le auto le non le sappiamo fare (ad eccezione di Ferrari e Maserati che auto non sono ma bensi pezzi di un artiginato locale straordinario) meglio sarebbe cercare spazi, dove la nostra qualità, le nostre idee, la nostra creatività e cultura potrebbe darci un vantaggio competitivo.

Si può vincere il campionato di hockey su ghiaccio con la nazionale di pallanuoto? forse si ma sarebbe solo fortuna…

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1 Comment

  1. Sto valutando la distribuzione di prodotti italiani sul mercato svizzero; come ben sai il mercato svizzero ha la peculiarità di essere multilingue, ossia a fianco dell’italiano vi è il tedesco ed il francese.

    Il primo prodotto è un cad elettrico: Ho preso in esame due software house ed alla mia richiesta di avere un prodotto multilingue mi è stata avanzata la richiesta di 60’000 eur di costi di traduzione per ogni singola lingua che personalmente avrei dovuto sborsare! Ergo: O i software italiani li usi in italiano oppure “ciccia”.

    Il secondo prodotto sono prodotti elettronici per l’automazione industriale di una azienda già consolidata, as usual, sul mercato italiano. Risultato: non hanno un listino in tedesco o in francese; almeno hanno l’inglese; peccato però che hanno solo il cartaceo, quindi non posso pensare di mettere tutto online su un catalogo elettronico se non dopo ore di data entry che dovrei fare io personalmente!

    Più che paura di crescere direi mancanza di una visione di crescita oltre i propri confini.