La metafora della fotografia nel mondo del lavoro

 

Possiamo imparare a lavorare meglio, imparando a fare fotografie

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Workshop presso Manageritalia
28 giugno 2013

Come ogni anno, anche quest’anno Manageritalia (associazione di Dirigenti, Quadri e Professionisti) ha organizzato in collaborazione con CFMT Business school una serie di appuntamenti di crescita e confronto professionale estremamente utili al continuo aggiornamento delle proprie competenze.

Venerdì 28 giugno 2013 la giornata di workshop è stata tenuta da un professore universitario, Dario Villa che opera con TrivioQuadrivio in progetti di formazione professionale decisamente innovativi e coinvolgenti.

Ecco quindi che ho avuto il piacere di partecipare attivamente a “la metafora della fotografia”.

Il workshop ha percorso attraverso una narrazione storica dell’evoluzione della fotografia, nata nella prima parte dell‘800, in Francia, il modo in cui ha trasformato il nostro modo di comunicare e vedere le cose.

E’ ormai naturale considerare una fotografia come qualcosa di veritiero.

Noi tutti siamo propensi a pensare che una foto congela un momento di vita di quello che osserviamo. Tuttavia sarebbe opportuno considerare questo semplice gesto di premere un tasto come un processo mentale molto complesso che racchiude i meccanismi che governano anche il nostro lavoro quotidiano.

Solo un esempio legato al modo in cui poniamo le situazioni che affrontiamo all’interno di cornici mentali che modificano radicalmente la visione d’insieme delle circostanze che ci impongono delle scelte.

Personalmente mi ritengo una persona progressista ed attenta alle forme innovative della conoscenza, ma un semplice esercizio ha messo in evidenza come, in modo quasi atavico, siamo tutti condotti ad una uniformità di pensiero e ad un adeguamento del modo di agire condizionato dalla consuetudine. L’esercizio, quasi banale, chiedeva di catturare una foto del duomo di Milano, oltre il 50% ( me compreso ) ha mostrato una immagine frontale di insieme del duomo, uniformi ma devisamente poco descrittivi nell’insieme del team di lavoro dell’enorme valore dei dettagli che il duomo rappresenta. Per questo è molto interessante lo studio fatto da Corinne Vionnet che ha raccolto centinaia di fotografie dei più famosi monumenti del mondo ed ha sovrapposto tra le 200 e le 300 fotografie di turisti, producendo risultati tipo quello della foto qui sotto:

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Quello che si vede è chiaramente come tendiamo ad uniformarci, talvolta anche nella convinzione di essere originali e creativi.
Ma vorrei qui fare una considerazione sul linguaggio della fotografia che ho sempre definito come un linguaggio di grandissima potenza, vuoi perché è capace di valicare i confini e di essere traducibile da ogni essere che abita la nostra terra, indipendentemente dal livello culturale, dalla lingua parlata o da qualsiasi differenza. Immagine come linguaggio universale tanto che lo abbiamo compreso ormai tutti e per questo forse la tecnologia ha reso possibile la trasformazione della produzione di immagini che dal 1826 al 2000, nell’era analogica, ha avuto rilievo importante, ma dopo è accaduto qualcosa… è nato il digitale e nel solo 2011 si è prodotto il 10% dell’intero patrimonio fotografico dell’intera storia della fotografia: numeri impressionanti destinati a salire con le trasformazioni in atto, si stima ad esempio che ogni mese vengano scattate circa 6 miliardi di immagini. Perché? Perché è un linguaggio e perché desideriamo dire agli altri cosa pensiamo, come vediamo il mondo, vogliamo informare, vogliamo esprimere sentimenti, raccontare storie etc.
Un’altra immagine significativa è quella che rappresenta il confronto fotografico di un evento come l’elezione del Papa. Vi invito a guardare l’immagine sottostante e non aggiungo parole, ma lascio a voi i commenti:
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Decisamente la tecnologia ci ha messo a disposizione un mezzo…

Non esiste presentazione aziendale, pubblicità o illustrazione di un progetto che non sia aiutato e a volte illuminato di chiarezza da una immagine. Quelle che ho inserito in questo articolo, per esempio, sono un momento di riassunto di quanto vorrei riuscire a trasmettervi, senza di esse forse sarei molto meno chiaro.
L’immagine è cura del dettaglio ogni particolare può ad occhio attento costruire un punto di vista, una storia, un ponte verso altre innumerevoli immagini che unite tra loro esprimono la nostra visione del mondo.

Ancora una volta andiamo verso il mondo del lavoro e comprendiamo che solo attraverso la capacità di utilizzare metafore del nostro essere quotidiano , come può essere ben rappresentato dalle modalità che ci spingono a catturare un immagine, illuminati dal concetto del “punto di vista” condiviso e messo in discussione, può renderci tutti più liberi di percorrere strade alternative.

Le aziende oggi vivono ancora della struttura Up & Down (la piramide dove pochi decidono e gli altri si adeguano), ma il mondo delle imprese sta trasformandosi in un reticolo di punti di vista che pone in grande attenzione la varietà degli obiettivi che si possono conseguire e la verità non è solo nell’occhio e nel mirino di chi sta al vertice della piramide, ma forse è manifesta nel condividere i vari punti di vista per evitare di uniformarsi a tal punto che la sovrapposizione delle nostre immagini dia una visione uniforme, certo rassicurante, ma poco creativa e poco rappresentativa dell’infinite opportunità che sono di fatto presenti nel nostro mirino.

Gli spunti relativi a questa ricerca mirano a renderci consapevoli delle azioni che nell’ambito lavorativo troppo spesso, come accade quando catturiamo un immagine, sono date per inconsapevolmente naturali, ma acquisire competenza nella cura del dettaglio, nella scelta di cosa escludere dal nostro punto di vista e cosa invece mettere a fuoco, per dare maggior peso e valore, per eliminare il “rumore” della infinità di sollecitazioni alle quali siamo sottoposti, è in effetti un esercizio che va appreso e istruito con la corretta consapevolezza che le metafore possono offrire agli spunti di ricerca del fare meglio quello che già realizziamo.

Antonio Zanzottera

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