Il paradosso di Paperone

Sono un baby boomer, sono venuto grande con oltre un migliaio di Topolino e pertanto i personaggi del fumetto Disney, che penso sia tra i più famosi al mondo, hanno caratterizzato la mia crescita.

Anche Topolino può fare cultura e insegnare qualcosa!

Mi sono ritrovato a ragionare con mia figlia e di fronte a domande complesse che riguardavano i massimi sistemi dell’economia, discutevamo in merito alle cause, secondo noi, del perché la crisi economica e finanziaria sta attanagliando il mondo del lavoro e della vita dei cittadini e dei motivi per i quali abbia risvolti di tipo antropologico.

Discutevamo del perché oggi sembra che nulla possa cambiare e mia figlia mi faceva notare, cosa terribile per la sua giovane età, come tutto sembra immutabile e destinato ad andare sempre peggio.

Imbarazzante riflettere come le nuove generazioni sia disilluse sulle possibilità di un futuro meno pessimistico e più proiettato a cambiamenti ed evoluzioni. Ma non vorrei che la generazione di cui fa parte mia figlia abbia una visione così pessimistica del futuro e così mi sono arrogato il diritto di fare delle considerazioni storiche per arrivare a motivare quello che sta accadendo, anche utilizzando Paperone per spiegarne un clamoroso paradosso che calza bene con i tempi in cui viviamo.

Nei secoli scorsi e direi fino all’avvento della globalizzazione diffusa, le guerre erano un mezzo con cui l’economia trovava spazio di rinnovamento, terribile a dirsi e pensarsi, ma è reale che dopo una guerra che ha prodotto milioni di morti ci sia sempre stato un impulso positivo a realizzare a ricostruire, un po’ perché tutto poteva essere ricostruito e gli spazi di azione sono sempre stati enormi vista la distruzione precedente, un po’ anche perché dopo gli anni bui in cui tutti temevano per la loro stessa sopravvivenza, le persone sentono uno spirito nuovo, positivo, energico dettato dal periodo di pace che si andava a prospettare di dopoguerra in dopoguerra.

Ma la globalizzazione ha modificato completamente lo scenario del grande gioco del Risiko. Il mondo modificato per le interazioni e interdipendenze tra gli stati impone la guerra come elemento anacronistico, inutile e assurdo per la ragione degli equilibri del mondo. Sicuramente assistiamo al perpetrarsi di guerre terribili ma comunque geolocalizzate e sempre fini a stesse, forse con il solo scopo di spendere centinaia di miliardi di valuta corrente per consumare quelle “stupide” armi che continuiamo a produrre con estremo vigore in tutto il mondo.

La globalizzazione ha modificato lo scenario: abbiamo bisogno di condividere… prodotti, benessere, lavoro, sapere, emozioni e perfino il danaro. Dobbiamo condividere tanto che abbiamo fatto nascere e sviluppare internet e i social network come strumenti di diffusione delle idee e del sapere comune. Nessuno può più sentirsi isolato nel mondo!

Ecco quindi che perpetriamo il paradosso di Paperone, può sentirsi veramente ricco colui che si è arricchito ed ha riempito il suo deposito, tanto da farci il bagnetto nei suoi soldini, ma non può farlo uscire dal deposito fortificato?

Possiamo quindi vivere e crescere fingendo di essere poveri, come Paperone, e senza mai far uscire un solo cent dal nostro deposito per  consentire a Paperino di portare Paperina al cinema o acquistare un regalo a Qui, Quo,Qua?

Questo è il paradosso: con la nostra avidità e il nostro egoismo non cambieremo mai la situazione che ci distrugge giorno dopo giorno, che genera lo stress pesante di cui soffre sicuramente Paperone.

Le banche con i loro depositi hanno necessità di moralizzare il business, le aziende devono tornare a pensare che non è eliminando i loro operai che potranno arricchire e crescere, gli individui che pensano solo al loro scopo e non hanno la capacità di trasferire la loro stessa azienda alle generazioni future (leggi il tanto inflazionato concetto della difficoltà del ricambio generazionale), vivono in un mondo pericoloso.

Ma un paradosso ancora più grande sta nel fatto che la quantità di vita privata che condividiamo con gli altri è impressionante, mettiamo in un solo anno online una quantità di foto che riguardano il nostro privato pari e superiore a quante foto sono state realizzate in un secolo, ma se dobbiamo mettere da parte il nostro egoismo di business allora diventiamo difensori strenui della privacy, distribuiamo offerte più o meno sentite ovunque associazioni varie nascono come funghi per vivere di offerte, ma se dobbiamo mettere da parte il nostro egoismo e pensare che il prodotto che realizziamo deve essere utile prima agli altri che a noi, abbiamo bisogno che ci siano studi complessi a motivarlo ed elaborarlo.

Credo in conclusione che ci sia un segnale positivo, voglio crederlo, anche piccole azioni di cambiamento hanno il loro beneficio virale verso gli altri, finché ci sarà qualcuno disposto a mettere da parte il suo egoismo e la sua avidità per condividere e distribuire il benessere verso gli altri, che sono chi poi ci permetterà di arricchire le nostre tasche utilizzando ed acquisendo i prodotti che per loro sono stati realizzati, la speranza di veder fiorire il cambiamento sociale che tanto auspichiamo, non potrà che esserne alimentata.

Il problema è quindi non aspettare che la politica, le istituzioni o le parti sociali agiscano, ma che si sia noi ad agire nella nostra cerchia, diffondendo la Fiducia.

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