Il futuro è scritto nel passato…

“Nella corsa alla ricchezza, agli onori e all’ascesa sociale, ognuno può correre con tutte le proprie forze, (…) per superare tutti gli altri concorrenti. Ma se si facesse strada a gomitate o spingesse per terra uno dei suoi avversari, l’indulgenza degli spettatori avrebbe termine del tutto. (…) la società non può sussistere tra coloro che sono sempre pronti a danneggiarsi e a farsi torto l’un l’altro.”

Adam Smith nel 1759 scriveva questi concetti nel suo libro “Teoria dei sentimenti morali”. Nel rileggere questi passi non si può che pensare a quanto lontane siano le radici della virtù e del “buon fare”.

Non riesco a vedere questi principi come vecchi ed obsoleti, anzi li trovo moderni e innovativi capaci di integrarsi perfettamente con concetti legati al mondo del *.2.0.

Infatti nelle parole di Smith vedo la necessaria qualità per poter affrontare in modo maturo e responsabile tutto quanto riguarda l’innovazione tecnologica e non solo. Come può una azienda fare innovazione se nel suo spirito competitivo si annida il sotterfugio o l’opportunismo bieco di “fregare” il prossimo, meglio se più debole e meno ricco? Come può evolversi una nazione in cui il senso civico della correttezza fiscale viene meno ogni giorno?

Abbiamo una sola strada percorribile ed è quella di dare un senso morale alle cose che facciamo, dobbiamo anteporre l’interesse altrui a quello nostro, solo in questo modo avremo la capacità di offrire al nostro cliente un prodotto che a lui occorre realmente.

Agire in questo modo rende virtuoso il mondo che ci circonda e finalmente mette il sistema nelle condizioni di modificarsi e di eliminare i soprusi sociali che vediamo manifestarsi nella società moderna.

Il mondo tecnologico ha in se il nucleo di questa azione politica: la comunità che condivide è più forte se nessuno imbroglia  ed è nelle condizioni di emarginare il “male” annidato all’esterno della stessa. L’emarginazione finalmente delle cose sbagliate sarà il futuro che avremo, andando a competere con lo spirito di farci acclamare per le nostre qualità specifiche non per i nostri giochetti magici.

Banalmente facile, ma quasi impossibile da inserire nella mentalità umana, in particolare di questo paese (Italia n.d.r.) per un altro semplice e banale motivo: aspettiamo sempre che siano gli altri a fare il primo passo…

Aspettiamo che sia il cliente a darci segnale di benevolenza, aspettiamo che sia il vicino il primo a pagare la giusta tassa, aspettiamo e non agiamo mai; non iniziando dalle azioni del nostro quotidiano non modificheremo mai lo stato delle cose.

Oggi sentivo che in Svezia se un cittadino si accorge che un amico non paga le tasse , facilmente smette di essere il suo amico… questo è il principio del valore morale delle relazioni. Un’opportuna classificazione delle priorità personali strettamente legata a quello che però deve essere il bene comune.

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